La matriosca informatica: il caso Esselunga

Uno spot. Un semplice e innocuo spot, quello di Esselunga, che è stato ampiamente criticato. Ormai se ne è sentito parlare abbastanza e anche chi non l’ha visto penso abbia capito il sunto del discorso: una bambina regala una pesca a suo padre e gli dice che è da parte di sua madre, da cui è separato. E fin qui nulla di male, credo. Per qualcuno la scena finale fa pensare che quel gesto possa condurre ad una riappacificazione tra i due, ma queste persone le inserirò nella categoria dei mancati Spielberg. Ed è qui che cominciano le polemiche

Se volete vederlo, eccolo qua.

Critica numero uno: «colpevolizza i genitori separati». La bambina sembra che voglia che i suoi genitori vivano serenamente il loro rapporto di ex, si suppone, e in qualche modo si fa carico di questo fardello. Beh, notizia agghiacciante, credo proprio che sia ciò che accade a qualunque bambino quando i propri genitori decidono di separarsi. Per la prima volta non vediamo la famiglia del Mulino Bianco, tanto criticata perché ormai “superata”, eppure si sente la necessità di polemizzare comunque. Perché? Perché la complessità della modernità non ci basta, a questo pazzo pazzo mondo piace esagerare.

Da qui, però, dalla critica di uno, parte la matriosca. Chi l’ha trovato di cattivo gusto lo critica, a chi invece è piaciuto lo difende, chi rimane indifferente crea meme sul dibattito, qualcuno ne ride, qualcuno si incazza, qualcuno si limita a mettere like a cose che nemmeno legge e comprende del tutto, e si amplifica una notizia che di fatto notizia non è. Poi IL premier (mi fa molto ridere la cacofonia) Giorgia Meloni dice di apprezzarlo (ovviamente aggiungerei) e la “notizia” per qualche giornale conquista per giunta la prima pagina. Per me un fenomeno a dir poco incredibile.

A questo punto si riparte ancora: il giornale di destra accusa la sinistra di polemizzare su ogni cosa, quello di sinistra accusa la destra di comunicazione fuorviante e a favore dei propri valori. Cos’è questo se non uno specchio di quella che potremmo azzardare a definire realtà?

Addirittura la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione per l’Infanzia e l’adolescenza (fa parte della maggioranza di governo), ha detto: «È un’ottima cosa che l’attenzione sul tema sia richiamata dalla catena di supermercati ben radicata nel centro e nord del paese, dove tradizionalmente i matrimoni “tengono” di meno». Addirittura, ripeto, riflessioni antropologiche giungono ai nostri occhi e orecchi e scalfiscono i nostri cuori. Ma sorvoliamo.

Il senso dello spot, che Esselunga ha voluto giustamente sottolineare, è che «dietro la scelta di ogni prodotto c’è una storia». Niente di più vero. Vi racconto brevemente la mia, che sono andata a fare spesa all’Esselunga proprio ieri: entro, bestemmio perché non si capisce per quale magico motivo dinanzi all’ortofrutta la gente rincoglionisce, e parte la pésca (attenzione) ai prodotti di colore giallo sgargiante della linea smart, che dio li benedica. Per chi non bazzica l’Esselunga sono quelli per i poveri. Fine della storia.

Ora la domanda è: perché questa storia e non un’altra? Hanno lanciato una monetina per decidere quali temi affrontare? No. Analisi di mercato e tutte quelle robe noiose che fa chi ha studiato marketing a parte, forse questa scelta di Esselunga deriva dall’essere stata sponsor degli Stati generali della natalità, l’evento governativo organizzato per diffondere messaggi e tematiche per incentivare le nascite? Può essere. Ma a noi interessa? Forse non troppo. D’altronde è andato in onda sulle principali reti televisive e al momento abbiamo un governo di destra. Che ci aspettavamo? Una coppia omosessuale? Pensate le polemiche in quel caso.

Io ormai la televisione non la vedo più da anni e se nessuno avesse polemizzato forse non avrei mai visto lo spot. Forse avrei sorvolato sul reel di Instagram sponsorizzato dalla pagina di Esselunga scorrendo oltre. Forse, e dico forse, abbiamo nuovamente creato una matriosca informatica completamente inutile e questa volta mi sembra che abbiamo un po’ esagerato.

Insomma, le interpretazioni dello spot sono tante ed è anche giusto dare a tutti la possibilità di vederci ciò vogliono. Ma penso che tutti concordiamo col fatto che la miglior pubblicità ad Esselunga è stata questa: